La Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Lazio, con la sentenza n. 5040/2026, depositata il 31 agosto 2026, ha respinto l’appello di Roma Capitale e confermato l’annullamento dell’accertamento IMU per il 2018.
La controversia riguardava un complesso utilizzato in parte per attività ricettiva e in parte come alloggio collettivo delle suore e per le attività dell’istituto. Secondo il Comune, gli alloggi erano assimilabili a semplici abitazioni private. La Corte ha invece osservato che l’uso dell’immobile come abitazione dei religiosi della stessa congregazione «non può escludere in radice la destinazione religiosa e/o cultuale» (p. 5).
La perizia giurata, corredata da una planimetria, distingueva il 58,99% della superficie, destinato all’attività ricettiva imponibile, dal 41,01% riservato all’alloggio collettivo e alle attività istituzionali. Le aree riservate alle religiose e le relative pertinenze erano separate dalla parte commerciale e chiuse al pubblico. A fronte di questa documentazione, scrive la Corte, «nulla viene offerto quale prova contraria da parte appellante» (p. 5).


Rispondi